Che influenza ha la modificazione delle abitudini alimentari (“rottura” del pasto tradizionale) sull’acquisto di alimenti preparati o semi-preparati? Che peso ha il prezzo della benzina sulla scelta di un’automobile? Come influisce il cambiamento dei ruoli nella coppia sull’uso di prodotti per la pulizia della casa? Che influenza ha il mutamento dei ruoli nel lavoro sulla scelta dell’abbigliamento? Quale valore ha l’immagine del paese di origine nella scelta di una bevanda?
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L’ambiente di riferimento è specifico e complesso.
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Specifico perché ciò che ci interessa non sono le tendenze culturali più appariscenti, o comunque generiche, ma quei riferimenti che sono significativi per la categoria merceologica e il prodotto di cui ci stiamo occupando.
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Complesso perché i punti di riferimento sono molti e non sempre i più ovvi sono i più utili.
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I fattori ambientali da prendere in considerazione possono essere di varia natura. Bisogna scegliere fra i molti possibili parametri ambientali quelli più significativi nel caso specifico e quelli che possono portare a ipotesi innovative. Si può trattare di situazioni oggettive (come il luogo o tipo di abitazione, il reddito, costrizioni legislative o fiscali, condizioni fisiche), di stati d’animo e di tendenze culturali, o di specifici comportamenti anche apparentemente lontani da quello che ci interessa.
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Esempi:
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Si è appurato (contro quanto può far presumere un’osservazione superficiale) che l’avvicinamento pratico al computer è spesso più facile per una donna che per un uomo, perché sono più numerose le donne che hanno (o hanno avuto) familiarità con altre macchine da ufficio.
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La compressione del reddito reale nei ceti medi (in tutto il mondo) ha portato in molti casi non all’acquisto di prodotti a prezzo più basso, ma a una ricerca più attenta di alternative (cioè prodotti diversi) che offrissero la migliore combinazione prezzo-qualità.
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Le famiglie a reddito più alto sono, in molti casi, più severe di quelle a reddito medio nel verificare il prezzo e le caratteristiche di un prodotto.
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In alcune fasi di “crisi economica” si è avuto un aumento notevole di vendita di prodotti alcolici di marca, non perché la gente era triste e bevevo di più ma perché usciva di meno e invitava più spesso amici in casa.
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L’uso di cicli di lavaggio a medie e basse temperature è collegato in altri Paesi (Stati Uniti, Nord Europa) all’uso di fibre sintetiche, mentre in Italia si basa sulla tendenza a usare capi colorati (non solo nell’abbigliamento ma anche nella biancheria di casa).
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La diffusione delle vendite per corrispondenza in molti paesi (per esempio in Scandinavia) è favorita da un fatto geografico, cioè dall’estensione del territorio rispetto alla popolazione. Molti tentativi di diffondere questo tipo di vendita in Italia sono falliti perché non si è tenuto conto delle differenze strutturali.
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La diffusione di notizie sulla presenza di estrogeni nella carne ha quasi annientato in Italia, per un lungo periodo, il mercato degli omogeneizzati per bambini (anche non di carne) innestandosi sulla cultura anti-industriale di alcuni “formatori di opinione” (pediatri, magistrati, giornalisti); mentre non ha avuto quasi alcun effetto sulla vendita di carne fresca dove sulla nuova paura (estrogeni) prevaleva la forza della tradizione (“la carne fa bene”).
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Per molti anni (anche sulla base di ricerche) si è creduto che in Italia fossero improponibili, nel settore automobilistico, promesse di basso consumo e di sicurezza, percepite come deprimenti e “menagramo”. Un approfondimento ha dimostrato che sotto questi atteggiamenti superficiali stava maturando una percezione diversa. Le prime marche che hanno colto la “tendenza latente” e hanno puntato sulle tecnologie di sicurezza (oltre che su buone prestazioni con bassi consumi e minor danno ambientale) hanno ottenuto un notevole successo.