Account: ma è anche un lavoro?

Qualche anno fa, scherzavo con un amico creativo a proposito di un suo titolo. Esasperato dai miei commenti a un certo punto lui mi fa: ehi, account del cavolo, la smetti di criticare! Con noi c'era un conoscente, un poeta perso nei meandri di un mondo assai più affascinante di quello reale, che ci guardò stranito e ci domandò: ma "account" è anche un lavoro? Pensavo fosse solo un indirizzo di posta elettronica.

Chi sono

Utente: assux
Nome: Assunta Altieri
Chi sono: Da più di quindici anni lavoro "seriamente" in pubblicità. Prima ci bazzicavo come free lance, scrivendo i testi di lunghissime brochure che i copy conclamati evitavano accuratamente (troppo lavoro!). Sono un account supervisor. Ho avuto la fortuna di seguire clienti molto interessanti con i quali si sono attivate sinergie importanti che hanno consentito a entrambi di crescere. Nei links sono indicati alcuni dei clienti seguiti.

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venerdì, 26 gennaio 2007

LE INFORMAZIONI

La stesura di una strategia prevede che si disponga di una serie di informazioni sul mercato, sul prodotto, sul consumatore, sulla concorrenza, sulle opinioni, atteggiamenti e comportamenti. Nel paese dei sogni, questi dati dovrebbero essere forniti dal cliente, nella realtà può accadere, e sovente accade, che il cliente per varie ragioni, non li fornisca. Questo, ovviamente, non è un buon alibi. Occorre trovarli o dedurli dalle informazioni verbali che si ricevono dal cliente. Si tratta di saper affrontare il primo incontro: fare domande, prendere appunti, chiedere chiarimento sui punti che appaiono poco chiari. Questo non verrà letto come "incapacità deduttiva", al contrario come "interesse specifico" verso il progetto comune. Vi sono, inoltre, molti modi per informarsi: leggere giornali e rifiste di settore, interviste o pubbliche affermazioni del cliente e dei suoi concorrenti, consultare libri sull'argomento, navigare in Internet (è interessante partecipare a newsgroup di settore, per esempio), cercare eventuali tesi di laurea (così approfittando di ricerche già elaborate e analizzate), parlare con gli esperti del settore, parlare con i colleghi e con la gente comune, osservare situazioni internazionali che possono essere analoghe alla nostra. Insomma: tenere occhi e orecchie aperte, scavare e cercare.

Una volta acquisiti i dati vanno analizzati per capirne il vero significato e trasformarli in “esperienze vive”. Nessuna informazione numerica o documento scritto può sostituire l’esperienza diretta del prodotto, del consumatore e del mondo umano che si muove attorno ad essi.

postato da: assux alle ore 22:54 | link | commenti
categorie: 09 informazioni

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venerdì, 26 gennaio 2007

La stesura di una strategia prevede che si disponga di una serie di informazioni sul mercato, sul prodotto, sul consumatore, sulla concorrenza, sulle opinioni, atteggiamenti e comportamenti. Nel paese dei sogni, questi dati dovrebbero essere forniti dal cliente, nella realtà può accadere, e sovente accade, che il cliente per varie ragioni, non li fornisca. Questo, ovviamente, non è un buon alibi. Occorre trovarli o dedurli dalle informazioni verbali che si ricevono dal cliente. Si tratta di saper affrontare il primo incontro: fare domande, prendere appunti, chiedere chiarimento sui punti che appaiono poco chiari. Questo non verrà letto come "incapacità deduttiva", al contrario come "interesse specifico" verso il progetto comune. Vi sono, inoltre, molti modi per informarsi: leggere giornali e rifiste di settore, interviste o pubbliche affermazioni del cliente e dei suoi concorrenti, consultare libri sull'argomento, navigare in Internet (è interessante partecipare a newsgroup di settore, per esempio), cercare eventuali tesi di laurea (così approfittando di ricerche già elaborate e analizzate), parlare con gli esperti del settore, parlare con i colleghi e con la gente comune, osservare situazioni internazionali che possono essere analoghe alla nostra. Insomma: tenere occhi e orecchie aperte, scavare e cercare.

Una volta acquisiti i dati vanno analizzati per capirne il vero significato e trasformarli in “esperienze vive”. Nessuna informazione numerica o documento scritto può sostituire l’esperienza diretta del prodotto, del consumatore e del mondo umano che si muove attorno ad essi.

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